SCLEROSI MULTIPLA: CONFERME RUOLO TERAPIA INTERFERONE BETA

(AGI) - Firenze, 27 apr. - Per valutare l’impatto del trattamento, sono stati presi in considerazione tre differenti parametri clinici: il tempo per il raggiungimento di un livello di disabilita’ chiamato EDSS 4 (Expanded Disability Status Scale di punteggio 4), in base al quale il paziente, pur autonomo nella deambulazione, e’ in grado di percorrere non piu’ di 500 metri; il tempo per il raggiungimento di un livello di disabilita’ EDSS 6, in base al quale il paziente ha necessita’ di assistenza per deambulare e non percorre piu’ di 100 metri e, come terzo parametro, il tempo intercorso dalla prima visita al momento di transizione da una forma recidivante di malattia ad un forma secondariamente progressiva (SMSP). I risultati dello studio dimostrano che i pazienti in terapia con IFNb presentano un decorso di malattia decisamente piu’ favorevole rispetto a quelli non trattati; la somministrazione del farmaco e’ associata a una riduzione significativa dell’incidenza di tutti i tre parametri clinici considerati (SMSP, EDSS 4 e EDSS 6) e al rallentamento dei tempi di raggiungimento degli stessi. “Per i malati di Sclerosi Multipla, la prevenzione di una disabilita’ a lungo termine e’ senza dubbio l’obiettivo piu’ importante del trattamento - ha dichiarato Maria Pia Amato, docente associato di Neurologia - ed e’ proprio in questa ottica che abbiamo portato avanti il nostro studio. Nonostante che i soggetti trattati all’inizio della terapia avessero indicatori di prognosi piu’ sfavorevoli rispetto ai non trattati - ad esempio una durata di malattia maggiore, un numero di ricadute piu’ elevato e una disabilita’ piu’ severa - questi pazienti, grazie al trattamento, presentavano, nel tempo, un minore accumulo di disabilita’.
Fino a ora le sperimentazioni sull’IFNb avevano documentato un impatto della terapia soprattutto sulla frequenza delle ricadute, con risultati limitati a un periodo di osservazione relativamente breve (2-3 anni) - ha aggiunto la prof.ssa Amato - I risultati di questo studio hanno evidenziato che la terapia con interferone IFNb e’ anche in grado di migliorare significativamente la prognosi a lungo termine della malattia”. (AGI)
Cab