ADHD: COLPISCE UN BAMBINO SU 10, 2000 PSICHIATRI A CONGRESSO
(AGI) - Roma, 18 ago. - Colpisce bambini ed adolescenti anche in eta’ molto precoce: negli Usa le stime parlano di un bambino su 10 all’eta’ di 10 anni e lo stesso avviene in Italia, circa il 3% in eta’ scolare.
Sono questi i grandi numeri di una sindrome, l’Adhd, sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder, altrimenti deficit di attenzione ed iperattivita’, che per ben cinque giorni, dal 25 al 29 agosto, e’ al centro del congresso internazionale di Firenze con piu’ di 2000 psichiatri dell’infanzia e dell’adolescenza.
“L’adhd non e’ una malattia ed il bambino iperattivo non e’ un malato, ma una soggettivita’ e come tale va rispettata”, e’ la tesi sostenuta da Giusy Gabriele, psicologa e direttore generale dell’Asl RmD, nel corso della trasmissione ‘Tg3 Salute Informa’ di oggi. E per il neuropsichiatra infantile, Paolo Curatolo, la “cura consiste e nella somministrazione di farmaci (Ritalin) che nel 70% dei casi funzionano e in trattamenti psicopedagogici”.
Dunque, l’adhd preoccupa per la sua diffusione la psichiatria che si sta interessando, come dimostra il congresso fiorentino di fine agosto, molto ai bambini per effettuare diagnosi tempestive e relativi trattamenti efficaci.
“L’adhd non e’ altro che una forma di autismo, che a volte e’ sintomo di una schizofrenia precoce, e che e’ stato abolito dal DSM-IV: per cui o la si nega come malattia mentale o la si considera malattia organica le cui cause discendono da impulsi neurologici”, sostiene lo psichiatra Francesco Riggio secondo il quale, “invece sarebbe opportuno confrontarsi con un’impostazione della malattia mentale la cui origine non e’ organica ma sta nei e per rapporti interumani deludenti - precisa - in primis quello tra madre e neonato: e’ qui che si gioca la sanita’ futura dell’adulto”.
In Italia poi sono stati censiti ben 82 centri clinici per la diagnosi dell’adhd ed autorizzati a somministrare psicofarmaci.
“Non c’e’ psicofarmaco che trasformi quelle immagini alterate che il malato si porta dentro fin dai primi mesi ed anni di vita e che lo conducono all’anaffettivita’ ed isolamento - osserva Riggio - che fanno il pensiero alterato”. E la cura allora, “non e’ lo psicofarmaco ma un sano rapporto psicoterapico basato sulla presenza attiva - conclude Riggio - in grado di costruire quegli affetti spariti indispensabili a una vita di relazioni interumane valide basate sul desiderio di conoscenza”. (AGI)
Pat