CANNAVO’: ABETE, VERO UOMO DI SPORT CON ETICA NEL SANGUE
(AGI/ITALPRESS) - Roma, 22 feb. - “Un vero uomo di sport, impegnato a favore dei meno fortunati, con l’etica nel sangue”. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ricorda cosi’ Candido Cannavo’, sottolineando l’aspetto umano che ha sempre caratterizzato lo storico direttore della Gazzetta dello Sport, scomparso questa mattina a Milano a 78 anni. “La sua attenzione -spiega Abete in una dichiarazione sul sito della Figc- si e’ proiettata su tutte le discipline, con grande passione per il calcio, il ciclismo e per il mondo della disabilita’. E’ un patrimonio per tutto lo sport italiano, anche del calcio, ovviamente. Cannavo’ aveva un rapporto forte, intenso con tutte le discipline. La battaglia che ha condotto in tutti i ruoli che ha svolto e’ stata sempre quella di cercare di far mantenere allo sport quelle radici forti dei valori di riferimento, soprattutto in un mondo in cui cresce la dimensione del business”. Un ricordo anche sul legame tra Cannavo’ e mondo olimpico. “Le Olimpiadi, di cui e’ stato attento osservatore e cronista -evidenzia Abete- per lui rappresentavano la dimensione della globalita’ dello sport”. Per Abete e’ da sottolineare anche l’attenzione di Cannavo’ a “tutti coloro i quali nella vita per tanti motivi hanno avuto minore fortuna, come i disabili o i carcerati. Il tutto a dimostrazione di come il sistema di valori e rapporti umani era alla base del suo modo di intendere il giornalismo”. Una grande attenzione era dedicata da Cannavo’ al Premio Facchetti. “Ha inteso onorare la memoria di un personaggio a cui era legato da grande stima e amicizia -continua Abete- riproponendo la dimensione sia del calciatore sia dell’uomo in occasione di questo riconoscimento. La sua scomparsa e’ una grande perdita per il mondo dello sport, per il mondo del calcio, per la sua famiglia e per quella della Gazzetta dello sport, per il mondo dell’informazione e per tutti gli appassionati”. Infine, il presidente Figc ricorda con piacere le chiacchierate amichevoli: “Il bello di Candido Cannavo’ e’ che lui sapeva sempre dov’era il confine tra la persona e il personaggio legato a un ruolo. Io voglio ricordare tutte le sue telefonate personali a tutti coloro che riteneva dovessero rappresentare il mondo dello sport e del calcio in occasione dei premi Facchetti, come fece quella volta in cui riusci’ a invitare il capitano dell’Iraq. Cannavo’ era un amico. Non solo del calcio, ma di tutti quanti gli sport. Aveva un legame particolare con il ciclismo”. E ha concluso: “Ricordo ancora oggi la sua sofferenza quando si trovo’ a scrivere articoli sulla tragica scomparsa di Marco Pantani o sui drammi di altri atleti”. (AGI)
Red/Gav