BIOTESTAMENTO: MPV E SCIENZA E VITA, TAR AUMENTA CONFUSIONE
(AGI) - CdV, 18 set. - La sentenza del Tar del Lazio aumenta la confusione nella delicata materia del fine-vita. Lo sottolineano, con due note distinte, il Movimento per la Vita e l’Associazione Scienza e Vita. “Cio’ che ci indigna di piu’ - afferma il presidente del Mpv, Carlo Casini - non e’ il contenuto della sentenza ma il modo falso con cui essa e’ stata riportata dai mezzi di comunicazione: non si puo’ scrivere che ‘il Tar ha accolto il ricorso del Movimento di difesa dei cittadini’ quando invece lo ha bocciato dichiarandolo inammissibile; non si puo’ scrivere che ‘il Tar ha stabilito che a nessuna persona cosciente o in stato di incoscienza possono essere imposte alimentazione e idratazione artificiali’ quando invece non ha stabilito un bel nulla” avendo dichiarato di “non poter decidere su questa questione perche’ riguarda l’esistenza o la inesistenza di un diritto, questione su cui esso non ha alcuna competenza”. Per Carlo Casini, europarlamentare e ex magistrato di Cassazione, il fatto che nella motivazione la relatrice abbia lasciato “trapelare il suo personale orientamento” in realta’ “non influisce sulla sostanza della decisione del tribunale e di conseguenza non dovrebbe condizionare chi dovrebbe tenere ben distinte le notizie dalle opinioni”. Ma se “il Movimento per la vita, che era intervenuto nella procedura per sostenere la inammissibilita’ del ricorso, e’ ovviamente piu’ che soddisfatto del risultato ottenuto ed auspica che il testo di legge sul Finevita gia’ adottato dal Senato e possa al piu’ presto divenire norma vigente”, da parte sua “l’Associazione Scienza e Vita prende atto con disappunto della sentenza”, in quanto “sebbene il Tar Lazio abbia ritenuto inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione”, vi si affermano comunque “principi che, tra l’altro, introducono l’abbandono di ‘cura’, ovvero di quelle forme come alimentazione e idratazione che sono da considerare sostegno vitale e non terapie”. Per Scienza e Vita, il rischio e’ quello di diffondere “una cultura per il diritto a morire” e cio’ in contrasto con “la Costituzione Italiana che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, il Codice deontologico dei medici che afferma “il dovere del medico nella tutela della vita e della salute fisica e psichica”, la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilita’ che richiama il dovere da parte degli Stati di ‘prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica’. E dunque appare sempre piu’ necessaria “un’assunzione di responsabilita’ che impedisca il piano scivoloso di una cultura eutanasica dissimulata da una falsificante interpretazione del principio di autonomia”. (AGI)
Siz