GF: L’ASSOCIAZIONE PERSONE DOWN VUOLE LE SCUSE DELLA TRASMISSIONE

(AGI) - Roma, 21 gen. - “Molte volte ci sforziamo di realizzare buone trasmissioni culturali, di dare spazio ad una corretta informazione, di aiutare le persone a capire e rispettare le piccole e grandi diversita’ presenti nel mondo e nel nostro Paese. Tutto cio’ e’ importante e utile, ma molti, moltissimi messaggi passano ad un piu’ largo pubblico attraverso i cosiddetti programmi leggeri in cui anche una battuta puo’ veicolare un piu’ corretto modo di essere e di comportarsi.

Durante la trasmissione del Grande Fratello, spesso e volentieri alcuni dei partecipanti sono soliti condire le loro liti con l’epiteto ‘mongoloide’”. La denuncia viene dall’Associazione italiana persone down, con una nota indirizzata alla produzione del reality, la Endemol, e alla rete su cui va in onda, Canale 5, “dopo l’ennesima segnalazione da parte di spettatori indignati”. Nella nota stampa si dice “Hanno iniziato in dicembre, mentre i concorrenti erano a tavola per la cena, (la puntata su Canale 5 era finita da un’ora o forse piu’, la diretta continuava sul Canale extra 1 di Mediaset Premium) e la concorrente Carmela l’ha urlato come fosse il peggiore degli insulti, e da allora non hanno piu’ smesso”, viene sottolineato. “Il reiterarsi di questi spiacevoli episodi fa male; fa male alle 49.000 persone con la sindrome di Down e alle loro famiglie che vivono in Italia e che lottano ogni giorno per far capire che avere la sindrome di Down, essere ‘mongoloide’, non vuol dire essere sciocchi e incapaci e quindi degni solo di disprezzo. Avere la sindrome di Down vuol dire avere un ritardo mentale, ma essere comunque persone, persone che vanno a scuola, che si sforzano di acquisire una certa autonomia, che qualche volta lavorano, che ridono, che piangono, che hanno dei sentimenti, che sanno dare e ricevere”, viene detto nel comunicato di denuncia. “Da tempo lavoriamo per abbandonare il termine mongoloide proprio perche’ troppo spesso usato in senso dispregiativo, ma quello che davvero vogliamo non e’ solo abbandonare la parola, ma abbandonare l’idea che si possa disprezzare una persona.

Chi fa televisione sa che molte persone lo vedranno e lo ascolteranno, deve sapere di avere delle responsabilita’, di fare, a volte suo malgrado, cultura. E se domani due bambini giocando davanti alla scuola si scherniranno chiamandosi ‘mongoloide’, deve sapere che ha contribuito a rinforzare questo comportamento anziche’ ridurlo”. Per l’associazione “le scuse non servono a cancellare l’offesa, ma aiutano a rimettere al centro le persone” e per queste ragioni viene richiesto alla trasmissione “di chiedere scusa a questa, forse piccola parte di italiani, ma non per cio’ meno degna di rispetto”. (AGI) Vic