MALATTIE REUMATICHE: DA RITUXIMAB APPROCCIO MIRATO CONTRO ARTRITE
(AGI) - Roma, 17 giu. - Il rituximab di Roche e’ il primo e unico biologico a offrire un approccio mirato alle cellule B nel trattamento dell’artrite reumatoide. Nei pazienti trattati ogni 6 mesi si evidenzia un notevole miglioramento dell’attivita’ della malattia. E’ quanto e’ emerso nel congresso annuale dell’Eular (Lega europea contro le malattie reumatiche). Gli esperti hanno evidenziato che un trattamento mirato per l’artrite reumatoide (AR), attraverso l’esame di specifici marcatori del sangue in fase di diagnosi, potrebbe influenzare in modo notevole l’esito della cura, determinando un miglioramento nella qualita’ di vita dei pazienti. Il fattore reumatoide (FR) e l’anti-peptide citrullinato ciclico (Anti-CCP), due caratteristici auto-anticorpi prodotti dalle cellule B auto-reattive, si trovano in circa l’80% dei pazienti affetti da AR. Per tali pazienti rituximab potrebbe potenzialmente offrire maggiori vantaggi. I dati derivanti da due studi pooled di Fase III su rituximab hanno dimostrato che i pazienti risultati positivi al test per il FR o l’anti-CCP (definiti percio’ sieropositivi) hanno una probabilita’ due o tre volte superiore di raggiungere un miglioramento del 70% della sintomatologia (ACR70), quando trattati con rituximab, rispetto a quelli che non hanno tali auto-anticorpi (il 20,9% dei pazienti siero-positivi ha raggiunto ACR70, rispetto al 6,9% di pazienti sieronegativi). In quanto terapia che colpisce selettivamente le cellule B, rituximab e’ il primo e unico trattamento mirato disponibile per l’AR. Sono in corso ulteriori analisi dei biomarker in altri studi di Fase III su rituximab. “I biomarker possono essere utili per individuare i pazienti affetti da artrite reumatoide che risponderanno in modo soddisfacente al trattamento con rituximab. Tutto cio’ ha implicazioni positive in termini di pratica clinica. Trattando i pazienti con la migliore opzione terapeutica per la loro malattia e’ possibile tenere sotto controllo l’artrite reumatoide piu’ precocemente, piu’ rapidamente e preservare la funzionalita’, riducendo il dolore e mantenendo una qualita’ di vita dei pazienti piu’ elevata”, spiega il professor John Isaacs, Newcastle University, Regno Unito. Ulteriori dati presentati all’Eular dimostrano che con rituximab, se i pazienti vengono valutati ogni 6 mesi e sottoposti a trattamento continuativo quando la remissione non e’ stata raggiunta, si puo’ ottenere un controllo piu’ incisivo della malattia. Dopo questo regime di cura piu’ del doppio dei pazienti (12,3% rispetto a 5,1%) ha ottenuto una risposta clinica maggiore, in termini di ACR 70, per almeno sei mesi consecutivi. In altri pazienti, trattati per ottenere la remissione, si sono evidenziati maggiori miglioramenti dell’attivita’ della malattia (misurati da DAS28-VES) e della funzionalita’ fisica (valutata mediante il Questionario di valutazione della salute - Indice di Disabilita’), rispetto a quelli trattati a discrezione del medico curante. (AGI) Red/Eli