EUTANASIA: CATTOLICA, RICHIESTA NASCE SPESSO DA ABBANDONO
(AGI) - CdV, 25 set. - “La volonta’ di morire e’ spesso conseguenza dello stato di esclusione ed emarginazione, nella pratica e nelle parole, dalla societa’ che rappresenta i malati soltanto nei termini del peso, economico, sociale, affettivo”. Lo afferma il Centro di Bioetica dell’Universita’ Cattolica che in una nota sottoscritta da tre Associazioni di malati (Federazione Italiana delle Associazioni Neurologiche di pazienti, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica e Associazioni dei disabili del Friuli Venezia Giulia) chiede che “qualora la politica voglia affrontare in maniera seria e concreta i problemi della disabilita’ e della non autosufficienza” tenga in adeguata considerazione “le reali condizioni in cui le persone con patologie gravi, in particolare neurodegenerative, e le loro famiglie vivono: mancanza di assistenza domiciliare qualificata, di supporto adeguato alla famiglia, di una rete organizzata e coerente di servizi sociali e sanitari, di reale solidarieta’, coinvolgimento e sensibilita’ da parte dell’opinione pubblica”.
“Il rapporto medico paziente, pazienti e societa’ - spiega il Centro di Bioetica - non puo’ essere delegato soltanto a funzioni giuridiche o contrattuali ne’ si puo’ continuare a pensare che il problema della non autosufficienza si possa risolvere con briciole di intelligenza, di tempo e di risorse piu’ o meno disponibili, senza coinvolgere, al contrario, la riorganizzazione dei sistemi interessati, e in primo luogo, il sistema socio- sanitario”. Al centro del dibattito sul testamento biologico sta cioe’ “L’adeguatezza della cura e dell’assistenza che, per essere tale, non puo’ mai sfociare in forme di accanimento o di abbandono terapeutico”. Poiche’ “la morte, che inevitabilmente giunge per tutti, e’ un fatto, non un diritto o un valore”, il Centro di Bioetica della Cattolica rimarca che ‘cio’ di cui si ha diritto, come uomini e cittadini, e’ l’assistenza, secondo quanto sancito solennemente dall’art. 32 della Costituzione Italiana”.
“La lettera di Welby - conclude la nota - serva per aprire un serio dibattito in Parlamento e nel Paese su che cosa si stia concretamente facendo per evitare l’emarginazione delle persone con gravi disabilita’ e con patologie invalidanti, su quanto si investa in termini di medicina, di assistenza domiciliare e di cultura della salute e della disabilita’”. (AGI)
Siz