SALUTE: GLI OVER 65ENNI SONO RICCHEZZA PER IL PAESE
giovedì, ottobre 19th, 2006(AGI) - Roma, 19 ott.- Ma quale e’ il limite anagrafico oltre il quale si e’ considerati “vecchi”, oggi? Una risposta puo’ venire dall’analisi dello stato di salute o meglio di “indipendenza”. “I dati dello studio ILSA, condotto alcuni anni fa per determinare, tra le altre variabili, il grado di disabilita’ della popolazione italiana cosiddetta anziana - dice Roberto Bernabei - hanno mostrato che sino ai70 anni il 90% della popolazione, senza differenze di sesso, e’ assolutamente indipendente. E il dato sfiora l’80% nei settantacinquenni. Hanno si’ qualche ‘acciacco’, ma nulla piu’. E’ dopo, che la situazione peggiora rapidamente. Questo dato - prosegue Bernabei - e’ confermato da uno studio pubblicato su The Lancet nel 2001, che indagava, in 191 nazioni, l’aspettativa di vita attiva. Poneva l’Italia ai primissimi posti dopo il Giappone, in cui si e’ attivi sino a 74,5 anni, l’Australia, la Francia e la Svezia (73,1-73,2), a pari merito con la Spagna (72,7-72,8), ma molto prima degli Stati Uniti, classificati al 24 posto con un’aspettativa di vita attiva di ’solo’ 70 anni. Per dovere di cronaca, all’ultimo posto sta la Sierra Leone con un drammatico 25,9 anni”.
Per Golini “volendo prendere come soglia lo scoccare del 75 compleanno, allora si possono definire anziane le persone tra i 65 e i 74 anni e vecchie quelle di 75 anni e piu’”.
Da un punto di vista pratico, cio’ significa che, in Italia, anziani e vecchi piu’ o meno si equivalgono: abbiamo poco piu’ di 6 milioni di anziani (pari al 10,5% della popolazione) e circa 5,5 milioni di vecchi, pari al 9,3%. Liguria con oltre il 13% di vecchi, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia, intorno all’11%, Molise, Piemonte e Abruzzo, oltre il 10, sono nell’ordine le regioni piu’ vecchie; al contrario, Campania (circa 7%), Provincia di Bolzano, Puglia e Sardegna, le piu’ giovani.
Quindi, sino ai 74 anni per gli esperti non si e’ “vecchi”. Nonostante cio’, secondo l’OCSE - Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e Sociale, ad oggi i lavoratori italiani lasciano prima il lavoro rispetto agli altri colleghi OCSE, tanto che solo il 56% degli uomini d’eta’ compresa fra 50 e 64 anni e’ ancora in attivita’ lavorativa “ufficiale”. E la percentuale cala al 27% per le donne (rispettivamente il 13% e il 21% meno della media OCSE). (AGI)
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