(AGI) - CdV, 4 feb. - “Quando nasce, o per parto prematuro o sciaguratamente per un’interruzione di gravidanza, un feto che mostra segni di capacita’ di vivere, l’obbligo del professionista e’ di assisterlo per farlo vivere e questo gli viene conferito da tutte le leggi”. Lo afferma il presidente della Pontificia Accademia della Vita, mons. Elio Sgreccia, che valuta positivamente il documento delle Universita’ romane. “Mi sembra - afferma il vescovo ai microfoni della Radio Vaticana - un documento eticamente valido e doveroso da parte dei professionisti, un documento che rispetta il diritto alla vita e lo conferma in quella casistica speciale”.
Fermo restando che il feto non puo’ mai essere abbandonato senza nessun tipo di cura, per mons. Sgreccia nel caso concreto “si deve esaminare certo il tipo di assistenza proporzionata e adatta ad ogni singolo soggetto”. “La possibilita’ deve risultare - spiega - anche dalla concretezza individuale di ogni feto che nasce, ma questo il documento lo dice. Dopo di che, il discorso della difesa della vita e’ piu’ ampio, perche’ noi vogliamo che questa sia accettata ed accolta fin dal concepimento. Questo per diritto naturale”.
Sul documento delle cliniche ostetriche delle universita’ di Roma, la Radio Vaticana ha intervistato anche il prof. Giuseppe Noia, neonatologo della Cattolica, per il quale “il criterio di una futura disabilita”‘ del feto nato vivo “non puo’ essere il criterio per cui io lo assisto o non lo assisto”. Infatti, “nel momento in cui il bambino nasce, cambia completamente il suo status giuridico”. E quindi non puo’ essere accettato “il criterio selettivo di dire ‘io assisto solo quelli che hanno percentualmente la possibilita’ di non avere disabilita”‘.
D’altra parte, ricorda il sanitario, “quindici anni fa dei bambini di circa un chilo ne sopravvivevano il 10 per cento, e si pensava che non ci fosse nulla da fare: oggi sappiamo invece che di questi bambini sopravvivono, in base anche al peso e all’eta’ gestazionale, fino al 90 per cento, sappiamo cioe’ che proprio una medicina di speranza, che ha continuato senza accanimento a scegliere vie scientifiche e mediche per curarle, oggi permette a tante famiglie di avere bambini che hanno un’ottima vita”. (AGI)
Siz