(AGI) - Forli’, 15 apr. - Con oltre duemila esami l’anno, il Centro per la diagnosi e la cura dell’osteoporosi e delle malattie del metabolismo osseo dell’Ausl di Forli’ , nato nel 1977, e’ divenuto punto di riferimento per tutto il forlivese. Parola d’ordine, la prevenzione: ossa fragili e a rischio fratture - problema che interessa l’86% della popolazione italiana anziana - non sono un’ineludibile conseguenza dell’eta’, ma una vera e propria malattia che puo’ e deve essere curata. Per sensibilizzare su queste tematiche e discutere i nuovi scenari sollevati dall’osteoporosi, il centro, inserito nell’Unita’ Operativa di Geriatria diretta dal dottor Giulio Cirillo, ha organizzato per sabato la “II° giornata forlivese di studio delle malattie metaboliche dell’osso”, che si terra’ al Centro Congressi del Grand Hotel di Castrocaro Terme. “L’osteoporosi, in virtu’ del progressivo invecchiamento della popolazione locale, e’ in continua espansione - commenta il dottor Mario Biondi, responsabile del centro e curatore scientifico del congresso - purtroppo le ripercussioni su funzionalita’ e autonomia del paziente soggetto a frattura di femore sono molto gravi, con un’alta incidenza di disabilita’ e costi socio-assistenziali spesso superiori a quelli delle piu’ comuni malattie croniche degli anziani, quali, ad esempio, le broncopneumopatie croniche o le patologie cardio-vascolari”. Per evitare di arrivare a simili conseguenze, il Centro Osteoporosi segue con percorsi diagnostico-terapeutici mirati quanti presentano sospetta fragilita’ scheletrica e dunque maggior probabilita’ di incorrere in fratture. “I pazienti vengono inviati dal medico di medicina generale o da altri specialisti quali il reumatologo, il fisiatra, l’ortopedico, il gastroenterologo, l’endocrinologo, ecc. - spiega Biondi - noi li sottoponiamo innanzitutto a una valutazione densitometrica della colonna vertebrale, attraverso la quale e’ possibile quantificare la densita’ minerale ossea e di conseguenza il grado di rischio”. In base al responso di tale esame, puo’ essere opportuno effettuare una valutazione specialistica per escludere eventuali cause di osteoporosi secondaria, vale a dire di osteoporosi indotta da un’altra malattia che va a incidere anche sullo scheletro. Una volta stabilito il livello di rischio di osteoporosi, se necessario con esami di secondo livello, il centro imposta un programma terapeutico-farmacologico per cercare di ridurre la fragilita’ scheletrica e il rischio di frattura, prevedendo controlli periodici per valutarne l’efficacia. Nonostante gli sforzi nella cura della patologia, l’arma migliore rimane comunque la prevenzione. “Sono tre le regole auree - prosegue Biondi - in primo luogo occorre seguire un’alimentazione corretta, ricordando che un adeguato apporto di calcio e’ necessario in tutte le eta’, in seconda battuta e’ importante la vita all’aria aperta, associata a una giusta esposizione al sole, infine bisogna tenere uno stile di vita sano, effettuando regolarmente attivita’ fisica ed eliminando i fattori di rischio, ad esempio fumo e alcol”. Oltre l’eta’, poi, vi sono altri fattori che concorrono all’osteoporosi. “Per le donne, il momento focale e’ la menopausa - dichiara Biondi - con la cessazione della produzione di estrogeni si verifica uno scompenso ormonale che ha ripercussioni anche sulla salute dell’osso, aumentandone la fragilita’. Nell’uomo, invece, non c’e’ un momento simile: ciononostante, i casi di osteoporosi maschile sono in crescita”. Nel 2008, non a caso, su 331 fratture di femore registrate nella popolazione ultrasessantacinquenne dell’Ausl di Forli’, circa un quarto hanno riguardato uomini. “Inizialmente, verso l’osteoporosi c’era diffidenza, in quanto considerata una condizione quasi fisiologica - conclude Biondi - ora, invece, si e’ riconosciuto ad essa il ruolo di vera e propria patologia, con conseguenze drammatiche. Non dimentichiamo che i pazienti con frattura di femore vedono una marcata riduzione della propr
Ari