(AGI) - Vibo Valentia, 4 set. - Ivan e Giuseppe Tavella, i due fratelli originari di Vibo Valentia ed ospiti dell’istituto “Don Gnocchi di Parma perche’ affetti da distrofia muscolare progressiva, lanciano un appello alle istituzioni. Chiedono l’aiuto degli enti pubblici affinche possano lasciare l’istituto al fine di condurre un’esistenza “normale”. Era stata la madre, nei giorni scorsi, a sollevare il problema legato alle condizioni dei figli, (”che - sostiene - a causa di carenza di personale non possono nemmeno fare una doccia” chiedendo l’intervento del capo dello stato. Oggi i due fratelli hanno diffuso una missiva. “Vivere in istituto - scrivono - vuol dire non vivere, significa violare costantemente la privacy, la dignita’ e la liberta’ delle persone. Col tempo chi vive in istituto rischia di perdere la consapevolezza, l’autodeterminazione, chi vive in istituto vive una realta’ diversa da chi vive in una casa normale, in istituto si perde la dimensione umana e, come spesso accade, non si ha piu’ la consapevolezza di cosa vuol dire davvero vivere”.
I due fratelli ribadiscono di non trovarsi in uno stato vegetativo “ma, a causa della distrofia muscolare progressiva, - scrivono - per svolgere qualsiasi nostra azione quotidiana abbiamo bisogno di qualcuno, anche per toglierci una mosca dalla testa o per bere un bicchiere d’acqua. Questa pero’ e’ solo una nostra condizione fisica, adesso, invece, noi chiediamo e rivendichiamo semplicemente i nostri diritti come cittadini con disabilita’ grave, non cerchiamo aiuto, ma soltanto l’applicazione delle leggi. Quando nostra madre, la signora Caterina Cali’, dichiara che qualcuno deve aiutarla a mantenere in vita i suoi due figli disabili si riferisce - spiegano - al fatto che quella che stiamo conducendo in istituto non può essere definita vita. Noi non vogliamo piu’ vivere in istituto e le Istituzioni devono agire concretamente per farci vivere in una casa normale garantendoci l’adeguata assistenza personale per svolgere le nostre azioni quotidiane”. (AGI)
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